In girum imus nocte et consumimur igni – Guy Debord

In questo film non farò alcuna concessione al pubblico.
Parecchie eccellenti ragioni giustificano, ai miei occhi, tale condotta; e le esporrò. Innanzi tutto, è abbastanza notorio che non ho mai fatto concessioni alle idee dominanti delle mia epoca, ne ad alcuno dei poteri esistenti. Peraltro, qualunque sia l’epoca non si è comunicato niente di importante avendo dei riguardi per un pubblico, fosse anche composto dai contemporanei di Pericle; e, nello specchio algido dello schermo, gli spettatori non vedono in questo momento niente che evochi cittadini rispettabili di una democrazia. Ecco appunto l’essenziale: questo pubblico così perfettamente privato di libertà, e che ha sopportato tutto, merita meno di ogni altro di essere trattato con riguardo. Continue reading “In girum imus nocte et consumimur igni – Guy Debord”

Deleuze contro i nuovi filosofi

È il loro mestiere attaccare, rispondere, rispondere alle risposte. Per quanto mi riguarda, io posso farlo una sola volta. È dopo questa non risponderò più.

Il marketing ha i suoi particolari principi:
1. Bisogna che si parli di un libro (e che se ne faccia parlare) più di quanto il libro parli o abbia da dire di per sé. Al limite, è necessario che la moltitudine di articoli di giornale, interviste, colloqui, trasmissioni radiotelevisive rimpiazzi completamente il libro, che a quel punto potrebbe benissimo non esistere affatto. Per questo il lavoro cui si dedicano i nuovi filosofi è, più che a livello di libri scritti,  a  livello  di  articoli  da  ottenere,  di  giornali  o  trasmissioni  da  occupare,  di  interviste  da piazzare, di dossier da fare, di numeri di “Playboy”. Tutta un’attività che, visti i livelli di organizzazione, sembra escludere la filosofia, o dalla filosofia essere esclusa.
2.  Dal  punto  di  vista  del  marketing  è  assolutamente  necessario  che  lo  stesso  libro  o  lo  stesso prodotto possano tollerare diverse versioni, in modo da convenire a tutti: una versione pia, atea, una heideggeriana,  una  “gauchiste”,  una  centrista,  una  buona  per  “un’unione  di  sinistra”  alquanto sfumata, e persino una per Chirac o i neo-fascisti.
Di qui l’importanza di una distribuzione dei ruoli basata sui gusti. Continue reading “Deleuze contro i nuovi filosofi”

Dedica – Ricerca della base e della vetta – René Char

Povertà e privilegio è dedicato a tutti i disillusi silenziosi che, malgrado le sconfitte, non sono diventati inattivi. Loro sono il ponte. Saldi di fronte alla muta dei bari, sopra il vuoto e vicini alla terra che è di tutti, scorgono l’ultimo raggio e segnalano il primo. Qualcosa che regnò, si piegò, sparì, dovrebbe, riapparendo, servire la vita: la nostra vita di mietiture e deserti, e quel che meglio l’illustra nel suo avere illimitato.
Non si può impazzire in un’epoca forsennata, ma si può esser bruciati vivi da un fuoco di cui si è l’eguale.
1954

René Char – Ricerca della base e della vetta

amore è l’eterno unico dio – E.E. Cummings

love is the every only god

who spoke this earth so glad and big
even a thing all small and sad
man,may his mighty briefness dig

for love beginning means return
seas who could sing so deep and strong

one queerying wave will whitely yeam
from each last shore and home come young

so truly perfectly the skies
by merciful love whispered were,
completes its brightness with your eyes

any illimitable star

 

 

amore è l’eterno unico dio

che disse sia questa terra gaia e grande
perfino una cosarella tutta triste
l’uomo,può solcare la sua potente brevità

per l’amore inizio significa ritorno
mari che cantano così fondi e forti

un’onda imbizzarrita spumeggiando si struggerà
da ogni ultima sponda tornando a riva piccola

in modo così perfetto furono i cieli
in misericordioso amore sospirati,
la sua luminosità completa coi tuoi occhi

ogni stella sconfinata

Tra andarsene e restare – Octavio Paz

Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

Il pomeriggio circolare si fa baia;
nel suo calmo viavai si mescola il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.

Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all’ombra dei loro nomi.

Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.

Dell’indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.

Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l’istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.

Torture – Wislawa Szymborska

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture, di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano, e ci sono, solo la terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo ne risponde
era, è e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il corpo
è rimasto però lo stesso.
Il corpo si torce, si dimena e divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’animula vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

Non si è mai visto davvero il mondo se non lo si è sognato – Bachelard

Quando un cultore di rêverie è riuscito a sfuggire a tutte le preoccupazioni che affannano la vita, quando si è allontanato dal pensiero che gli deriva dal pensiero degli altri ed è così veramente l’autore della sua solitudine, quando infine può contemplare senza contare le ore la bellezza dell’universo, egli sente allora che un essere comincia a germogliare dentro a sé. A un tratto diviene sognatore del mondo. Egli si apre al mondo e il mondo si apre a lui.

Non si è mai visto davvero il mondo se non lo si è sognato. In una fantasticheria solitaria che accresce la solitudine del sognatore, due profondità si incontrano e risuonano come un’eco, dagli abissi dell’essere del mondo sino alla profondità dell’essere dell’uomo che sogna. Il tempo si ferma. Senza più ieri né domani, inghiottito dalla duplice profondità del sognatore e del mondo. Allora il mondo appare così maestoso che non vi accade più nulla: riposa nella sua tranquillità.

 

Gaston Bachelard

Un dito addita la luna et al – Nodi – R.D. Laing

Un dito addita la luna
Mettete l’espressone
un dito addita la luna, tra parentesi
(un dito addita la luna)
L’asserzione:
“un dito addita la luna è tra parentesi”
è un tentativo di dire che tutto ciò che è nella parentesi
(                                           )
è, in rapporto a ciò che non è nella parentesi,
ciò che un dito è alla luna
Mettete tutte le espressioni possibili tra parentesi
Mettete tutte le forme possibili tra parentesi
e mettete le parentesi tra parentesi
Ogni espressione, e ogni forma,
e rispetto a tutto ciò che non ha espressione e non ha
forma
ciò che un dito è alla luna
tutte le espressioni e tutte le forme
additano a ciò che non ha espressione e forma
la proposizione
“Tutte le forme additano a ciò che non ha forma”
è essa stessa un’asserzione formale

Non,
come il dito sta alla luna
così la forma sta a ciò che non ha forma
ma,
come il dito sta alla luna
così
tutte le espressioni forme proposizioni
possibili,
compresa questa, fatte o ancora da farsi,
insieme alle parentesi
stanno a

Che dito interessante
lasciamelo succhiare
Non è un dito interessante
tiralo via

L’asserzione non addita
Il dito è ammutolito

Nodi – R.D. Laing

Addio alla rivoluzione – Tomas Ibanez

Qual è la relazione tra Anarchismo da una parte e Rivoluzione Sociale dall’altra? In effetti, il movimento anarchico reale ha troncato la questione da molto tempo ed, in un certo senso, si può dire che il dibattito «rivoluzione si o no» è un dibattito sfasato o, se preferite, un dibattito per dinosauri ideologici, tra i quali evidentemente mi metto.

Io sostengo che il concetto di rivoluzione è antitetico o incompatibile con il pensiero anarchico, per il fatto stesso che è portatore d’una serie di conseguenze o effetti che sono necessariamente liberticidi. Continue reading “Addio alla rivoluzione – Tomas Ibanez”