Il passaggio al bosco – Ernst Junger

Il passaggio al bosco seguiva la messa al bando; e in quel modo l’uomo proclamava la propria volontà di affermarsi con le sue forze. Così facendo veniva considerato un uomo d’onore, come oggi, del resto, malgrado tutti i luoghi comuni che dicono il contrario.

Nella maggior parte dei casi la messa al bando era a quel tempo la conseguenza di un omicidio; oggi, invece, colpisce l’uomo automaticamente, come un giro di roulette. Nessuno di noi può sapere oggi se per caso domani mattina non si troverà a far parte di un gruppo dichiarato illegale. Ogni parvenza di civiltà sembra in tal caso abbandonare la nostra esistenza, mentre scompaiono gli scenari del benessere che anzi si trasformano in segni premonitori di distruzione. Il piroscafo di lusso diventa una nave da guerra, se addirittura non vengono issate le bandiere nere dei pirati o quelle rosse dei carnefici.

Il proscritto, ai tempi dei nostri antenati, era avvezzo a pensare con la propria testa, a condurre una vita dura, ad agire in piena autonomia. È probabile che in seguito si sia sentito abbastanza forte da accettare anche la messa al bando, e da solo è diventato guerriero, medico, giudice, perfino sacerdote. Oggi non è più così.

Le persone sono talmente adagiate nell’alveo delle strutture collettive da non essere più capaci di difendersi. Quasi non riescono più a rendersi conto di quale forza abbiano raggiunto i pregiudizi nella nostra epoca detta dei lumi. La vita, tra l’altro, discende dalle prese di corrente, dalle riserve di plasma, dalle condutture; da cui l’importanza delle sincronizzazioni, dei ripetitori, delle trasmissioni. Né le cose vanno molto meglio quando è in gioco la salute.

Ed ecco che all’improvviso la proscrizione ti colpisce, spesso come un fulmine a ciel sereno: sei un rosso, un bianco, un nero, un russo, un ebreo, un tedesco, un coreano, un gesuita, un massone e, comunque, sei peggio di un cane.

 

Ernst Junger, Trattato del ribelle