la servitu volontaria della crittografia

Alla base di tutte le criptovalute più note, ivi compresa la rete Bitcoin (bitcoin è la valuta, detta XBT), c’è la tecnologia crittografica della blockchain.

La crittografia, è una tecnica tutt’altro che facile da usare e richiede un livello medio-alto di competenza specifica. Questo è un primo grosso ostacolo alla sua diffusione: in quanto forma di sapere-potere specialistica, favorisce lo sviluppo di gerarchie di esperti più o meno affidabili, quindi delle forme implicite di tecnocrazia.

Altro aspetto problematico della crittografia è che si basa sul principio della crescita illimitata: con l’aumentare della potenza di calcolo e della velocità delle reti i sistemi crittografici devono farsi sempre più potenti mentre i vecchi “lucchetti” diventano rapidamente obsoleti. Sempre più potenza e sempre maggiore velocità implica dunque ulteriore “potenza e velocità”. Un meccanismo di crescita-obsolescenza analogo a una corsa agli armamenti. Continue reading “la servitu volontaria della crittografia”

il potere cieco dell’algoritmo

La nostra esperienza dice che le tecnologie digitali ci permettono una maggiore emancipazione ed autonomia di azione. Proprio su questo si basa il successo dei giganti dell’high tech e dell’ecosistema che gli sta intorno. Le tecnologie digitali aprono a possibilità di trasformazione enormi ma l’informatica commerciale ci ha reso soggetti al servizio delle Mega-macchine.

Ci sentiamo liberi mentre i servizi del web sociale si prendono cura delle nostre vite, aumentando le nostre possibilità di lavoro, salute, interazione emotiva e sessuale. In qualche modo, tutti noi siamo immersi questa situazione: volevamo maggiore capacità di determinare le nostre scelte e le nostre azioni ma abbiamo fatalmente ampliato i processi di delega a terzi. Pensavamo di avere in tasca il rasoio di Occam che ci avrebbe permesso di porre fine alla catena di mediatori tra noi e i nostri bisogni ma alla fine abbiamo moltiplicato le organizzazioni che ci offrono servizi – gli “enti sovrasensibili”, per rimanere nella metafora medievale. Continue reading “il potere cieco dell’algoritmo”

In girum imus nocte et consumimur igni – Guy Debord

In questo film non farò alcuna concessione al pubblico.
Parecchie eccellenti ragioni giustificano, ai miei occhi, tale condotta; e le esporrò. Innanzi tutto, è abbastanza notorio che non ho mai fatto concessioni alle idee dominanti delle mia epoca, ne ad alcuno dei poteri esistenti. Peraltro, qualunque sia l’epoca non si è comunicato niente di importante avendo dei riguardi per un pubblico, fosse anche composto dai contemporanei di Pericle; e, nello specchio algido dello schermo, gli spettatori non vedono in questo momento niente che evochi cittadini rispettabili di una democrazia. Ecco appunto l’essenziale: questo pubblico così perfettamente privato di libertà, e che ha sopportato tutto, merita meno di ogni altro di essere trattato con riguardo. Continue reading “In girum imus nocte et consumimur igni – Guy Debord”

Deleuze contro i nuovi filosofi

È il loro mestiere attaccare, rispondere, rispondere alle risposte. Per quanto mi riguarda, io posso farlo una sola volta. È dopo questa non risponderò più.

Il marketing ha i suoi particolari principi:
1. Bisogna che si parli di un libro (e che se ne faccia parlare) più di quanto il libro parli o abbia da dire di per sé. Al limite, è necessario che la moltitudine di articoli di giornale, interviste, colloqui, trasmissioni radiotelevisive rimpiazzi completamente il libro, che a quel punto potrebbe benissimo non esistere affatto. Per questo il lavoro cui si dedicano i nuovi filosofi è, più che a livello di libri scritti,  a  livello  di  articoli  da  ottenere,  di  giornali  o  trasmissioni  da  occupare,  di  interviste  da piazzare, di dossier da fare, di numeri di “Playboy”. Tutta un’attività che, visti i livelli di organizzazione, sembra escludere la filosofia, o dalla filosofia essere esclusa.
2.  Dal  punto  di  vista  del  marketing  è  assolutamente  necessario  che  lo  stesso  libro  o  lo  stesso prodotto possano tollerare diverse versioni, in modo da convenire a tutti: una versione pia, atea, una heideggeriana,  una  “gauchiste”,  una  centrista,  una  buona  per  “un’unione  di  sinistra”  alquanto sfumata, e persino una per Chirac o i neo-fascisti.
Di qui l’importanza di una distribuzione dei ruoli basata sui gusti. Continue reading “Deleuze contro i nuovi filosofi”

algoritmi: sogni e rêverie

Possiamo passare molto tempo a discorrere dei dati e delle loro virtù, se opportunamente filtrati da capaci algoritmi, ma nessuno ci toglierà dalla testa l’impressione di essere stati fregati un’altra volta, ossia reificati, oggettivizzati, sacrificati sull’altare dell’efficienza.

Sia chiaro: quando si parla di algoritmi, nel contesto del web di oggi, il vantaggio è di chi è disposto a investire grandi somme di denaro per ottenere ancora più denaro. Hai presente il capitalismo? Continue reading “algoritmi: sogni e rêverie”

tecnologie del desiderio

L’anima elettrica è senza respiro, iperconnessa, riverbera sulle curve algoritmiche i propri spasmi pulsionali mentre le sue emozioni sussultano nello spazio luminoso tra gli occhi e la punta delle dita.

Ippolita esiste dal 2005, anno in cui pubblicarono il loro primo libro Open non è free. Da allora hanno pubblicato altri quattro testi, tutti dedicati al rapporto tra tecnologia e politica: Luci e ombre di Google, per Feltrinelli, Nell’acquario di Facebook, per Ledizioni, Le rete è libera e democratica? FALSO!, per Laterza.
Recentemente, le nostre strade si sono incrociate sempre più spesso e ho assistito alla genesi della loro ultima pubblicazione Anime elettriche, edito da Jaca Book, seguendone passo a passo l’evolversi e il prendere forma. Continue reading “tecnologie del desiderio”

retoriche e innovazione

Panoramica sulle parole d’ordine nella città di maker, startuppari e sharing economy, dopo Expo [dal convegno “Il potere dopo Expo”, organizzato da Off Topic, che si è tenuto all’Università Statale di Milano alla fine di febbraio 2016].

 

Il mio intervento vuole essere un invito alla riflessione sui regimi retorici all’opera nei discorsi su innovazione sociale e culturale, e rigenerazione, nel dopo Expo. Per far questo ho bisogno che ci mettiamo preliminarmente d’accordo su almeno un elemento, ossia che l’esposizione universale, o Expo, fin dalla sua origine nel 1851, sia stata intimamente connessa all’idea di innovazione, per lo più tecnico/tecnologica ma non solo.

Ossia che la sua fascinazione e il suo successo siano profondamente correlati con l’idea di progresso e di sviluppo industriale. Idea che rimanda a una galassia di valori tipici della borghesia ottocentesca e novecentesca e che non può non sedurre quelle persone che sono state formate, nel bene e nel male, in base all’assunto che tutto ciò che è nuovo sia anche migliore. Continue reading “retoriche e innovazione”

l’indipendenza è senza significato

Fin da ragazzo ho sempre sentito parlare di indipendenza come sinonimo di libertà, come qualcosa di positivo in sé, come un valore chiaro e condiviso. Poi a un certo momento, non ricordo più come né perché, mi sono chiesto che significato avesse realmente questa parola, come fosse possibile esserlo, fino a che grado, e cosa comportasse essere indipendenti.

Mi permetto di rivolgere la domanda a tutti noi riuniti qui: cos’è e cosa si intende con indipendenza? Prima di tutto c’è da notare che questa parola non descrive positivamente qualcosa ma designa semplicemente la mancanza di rapporto con altro, un rapporto di subordinazione. L’indipendenza, possiamo allora dire, non è una cosa, è priva di significato in senso proprio, suggerisce un’idea di insubordinazione e isolamento: nel migliore dei casi, si potrebbe dire, è un’attitudine, altrimenti una condanna o un destino. Continue reading “l’indipendenza è senza significato”

oltre il confine dell’innovazione

Collaborazione, partecipazione, open access, sharing economy, commons, non sono cose interessanti perché più giuste di per sé, non sono auspicabili perché sono cose buone o perché noi siamo buoni, o più buoni di altri. Non ci vediamo niente di particolarmente esaltante o positivo ma ragionarci sopra ci serve per comprendere meglio cosa sta succedendo e quali siano i bisogni, i desideri e le aspettative delle persone che fanno innovazione. Per altro verso è la prospettiva storica che ci interessa; il mondo dei prosumer, per esempio, non è il futuro che ci auguriamo, semmai è il nostro presente e futuro prossimo che sembrano avere queste forme, quindi ce ne interroghiamo, cerchiamo di capire come funzionano certi dispositivi tecnici e semantici, per prepararci a quello che viene. Continue reading “oltre il confine dell’innovazione”